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“La via italiana al razzismo”

Martedì 25 gennaio al Liceo Grassi di Saronno si è tenuto l'incontro organizzato dal Comune in occasione del Giorno della Memoria. Con l'aiuto di studiosi del tema si è discusso di leggi razziste, discriminazione e deportazione nell’Italia fascista

Generica 2020

Un momento di riflessione critica e non di retorica, per analizzare i processi che hanno portato all’adozione delle leggi razziali fasciste dal 1938, quello che martedì 25 gennaio si è tenuto presso il Liceo Scientifico “G.B. Grassi” di Saronno.

L’evento è stato organizzato dal Comune di Saronno, in collaborazione con il Museo delle industrie e del lavoro del Saronnese, la Società Storica Saronnese, ANPI Saronno e ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti) in occasione del Giorno della Memoria, la ricorrenza internazionale che il 27 gennaio commemorare le vittime dell’Olocausto.

Tra i primi interventi della conferenza quello dello storico Michele Sarfatti, che ha ricordato il significato di due termini, uno appartenente al vocabolario delle vittime, gli ebrei, l’altro a quello degli oppressori, i tedeschi nazisti. «La parola “shoah” nel vocabolario ebraico significa “distruzione, annientamento” e oggi con la lettera “S” maiuscola definisce quello che è accaduto in Europa tra gli anni 30 e la metà degli anni anni 40 a danno degli ebrei. C’è poi l’espressione tedesca Endlösung der Judenfrage, ossia la “soluzione finale“, una formula usata in molti documenti dell’epoca da chi pensava che gli ebrei rappresentassero un problema da risolvere».

Si celebra il Giorno della Memoria, tutti gli appuntamenti a Varese e in provincia

L’accademico ha poi esposto specificità e peculiarità della Shoah rispetto ad altri genocidi della storia:«La persecuzione contro gli ebrei è stato un evento che ha coinvolto tutto il continente con pochissime eccezioni. Il campo di concentramento di Auschwitz rappresenta poi non solo il cimitero ebraico più grande della storia, ma anche il cimitero di esseri umani più grande dell’umanità: non esiste altro posto dove siano state sepolte o bruciate così tante persone». Uno sterminio organizzato che viene ben rappresentato dal caso della deportazione di massa degli ebrei italiani che vivevano nell’Isola di Rodi verso il campo di concentramento di Auschwitz. «È difficile trovare il senso di tutto questo. In una guerra le navi servono per trasportare rifornimenti, armi e feriti, non per portare persone da un luogo all’altro per poi ammazzarle».

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Furono gli ebrei, ha spiegato Sarfatti, «il capro espiatorio a cui l’Europa cristiana trovò comodo assegnare tutte le colpe in seguito all’impoverimento generale e alla miseria che gli Stati affrontarono dopo il crollo della borsa di Wall Street nel 1929. Un antisemitismo che germogliò in tutta Europa, ma che si collocò meglio nelle società con regimi dittatoriali».  Antisemitismo che in Italia si concretizzò con le leggi razziali nel 1938: «Si trattò di una riforma strutturale, perché in Italia non dovevano esserci più ebrei, la società doveva essere arianizzata. Stabilire che alcuni cittadini non avessero più diritti, significò negare i principi dell’Illuminismo, che stabiliscono l’uguaglianza di tutti i cittadini».

Alla fine degli anni ’30 in Italia un’intensa campagna contro gli ebrei fu promossa dalla stampa italiana. Nel Varesotto a farsi interprete delle direttive del Ministero della cultura popolare fu la Cronaca Prealpina, lo storico quotidiano di Varese fondato nel 1888. Del tema ne ha parlato Enzo Laforgia, assessore alla Cultura del Comune di Varese e professore di storia e filosofia del Liceo Classico “Ernesto Cairoli”, che ha ripercorso la propaganda antiebraica nelle pagine dell’epoca del giornale varesotto.

La gente distratta, o che finge di esserlo, si domanda come fa a nascere l’antisemitismo, come e perché si diventa antisemiti, pur non avendo avuto dalla natura speciali indicazioni in materia. La risposta è semplicissima: l’antisemitismo è inevitabile laddove il semitismo esagera con la sua esibizione, la sua invadenza e quindi la sua prepotenza. Il troppo ebreo fa nascere l’antiebreo. Coloro che hanno notato una certa ripresa di antisemitismo in Francia vogliono la spiegazione del fenomeno? Leggano sull’ultimo numero del Gringoire l’articolo di Béraud, il quale dimostra, con nome e cognome, che in tutti i ministeri della Repubblica, capo del Governo l’ebreo Blum, si è formata una cellula ebraica, la quale governa tranquillamente la Francia. […]. Questa lista di nomi è eloquente. Sapete ora che cosa rappresentano gli ebrei nella massa della popolazione francese? Il due per cento. Nessuno vorrà negare che, tra la massa degli ebrei e i posti da essi occupati, la sproporzione è più che stridente. Ora, capovolgete le percentuali. Supponete una Francia nella quale il due per cento fosse di cristiani e il 98 per cento di ebrei. È chiaro che, dato l’esclusivismo feroce della tribù, i cristiani sarebbero totalmente banditi dalla vita pubblica e ad essi sarebbero tutt’al più, riservati i lavori degli schiavi, onde permettere agli ebrei di celebrare, nel riposo, il sabato.

«Il 1 gennaio 1937 la Cronaca Prealpina apre in prima pagina con un articolo non firmato pubblicato il giorno prima sul “Popolo d’Italia”, dal titolo “Il troppo storpia” – ha spiegato Laforgia, ricordando che dal censimento del 1938 era emerso che in provincia di Varese i cittadini italiani di razza ebraica fossero solo poco più di 150 persone -. A partire dal 1937 c’è un moltiplicarsi degli interventi antisemiti nei giornali di tutta Italia, anche nella Cronaca Prealpina, dove tra il 1937 e il 1938 vengono pubblicati 150 interventi che insistevano sulla minacciosa e diffusa presenza degli ebrei in Europa».

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A conclusione poi l’intervento dello storico Giuseppe Nigro (nella foto sopra): «C’è nella storia dell’Italia unita un razzismo italiano? Direi di sì, già iniziata con il colonialismo delal fine dell’800. C’è una via italiana al razzismo, altrimenti non riuisciremmo a spiegarci come nel 1938 le leggi razziali siano state impacchettate così bene».

Nigro ha poi ripercorso la storia delle famiglie di origine ebraica di Ely Michele Friedmann di Saronno e di Flavio Sonnino, proprietario nel Comune di Caronno Pertusella del “Calzificio nazionale”, una delle imprese più importanti del settore in Italia in quell’epoca. Le famiglie non poterono sottrarsi agli effetti discriminanti della legislazione razziale varata dal fascismo a partire dal novembre 1938. Una ricerca iniziata da Nigro nel 1999, con lo studio di alcuni documenti dell’archivio comunale destinati al macero, che permise la realizzazione del libro “Opposte direzioni – Le famiglie Friedmann e Sonnino in fuga dalle leggi razziali”, un caso studio dell’implicazione locale delle leggi razziali.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 Gennaio 2022
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