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Gianetti Ruote, strada sbarrata e presidio smantellato a Ceriano Laghetto

Quella della Gianetti Ruote è stato il primo caso eclatante a livello nazionale di chiusura di un’azienda al termine del blocco dei licenziamenti. Il presidio partito il 3 luglio scorso ha le ore contate

Generica 2020

Non sono bastate manifestazioni, prese di posizioni ad ogni livello, consigli comunali all’aperto, ricorsi in Tribunale e nemmeno un presidio lungo più di tre mesi.

La strada che porta alla Gianetti Ruote è stata sbarrata nella notte su ordine della proprietà dell’azienda, proprietaria anche della via che porta alla fabbrica, via Stabilimenti. Ieri sera, 20 ottobre, Protezione Civile ed Alpini hanno smantellato le tende e i container utilizzati dai 152 lavoratori licenziati con una mail spedita il 3 luglio scorso. A inizio settimana era stata staccata la corrente e chiuso il deposito delle bici, unico spazio coperto all’esterno della fabbrica, usato per assemblee e incontri nelle giornate di pioggia.

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Quella della Gianetti Ruote, azienda nata nel 1800 e specializzata nella costruzione di ruote, per i carri prima, per camion, tir, mezzi pesanti e Harley Davidson ora sotto il nome di Gianetti Fad Wheels, di proprietà del fondo di investimento americano/tedesco Quantum, è stato il primo caso eclatante a livello nazionale di chiusura di un’azienda al termine del blocco dei licenziamenti. I lavoratori e i sindacati che hanno seguito la vicenda hanno subito messo in campo la mobilitazione generale e con presidi giorno e notte “per evitare che la proprietà porti via i macchinari”.

In questi mesi non c’è stato modo di trovare un accordo con la proprietà, decisa a chiudere lo stabilimento senza voler analizzare alternative. Pochi giorni fa l’ultima doccia fredda, con la decisione del Tribunale di Monza che ha confermato i licenziamenti, diversamente da quanto fatto in una situazione molto simile, quella della fiorentina GKN: in Toscana i licenziamenti arrivarono 6 giorni dopo, ma il Tribunale di Firenze li ha dichiarati illegittimi, costringendo la proprietà ad un passo indietro.

Il sindaco di Ceriano Laghetto Roberto Crippa, che con la giunta comunale è stato presente in più occasioni al presidio dei lavoratori, ha partecipato anche alle ultime assemblee in cui sono state comunicate le notizie ai lavoratori e ha manifestato la preoccupazione dell’amministrazione comunale sia per i lavoratori, ma anche per il futuro dell’area industriale, a ridosso del Parco delle Groane in una zona frequentata per motivi poco nobili, spaccio e consumo di stupefacenti in particolare: «Abbiamo segnalato la problematica a suo tempo alla prefettura e a tutti gli organismi superiori. Faremo di tutto per impedire che, all’enorme danno sociale provocato dalla incomprensibile decisione dell’azienda di chiudere con queste modalità, si aggiungano ulteriori danni ambientali e di ordine pubblico con l’abbandono del parco industriale e non smetteremo di chiedere a Regione e Governo interventi mirati per evitarli», commenta il sindaco Crippa.

Qualcuno dei lavoratori ha trovato una soluzione alternativa, ma sono in moltissimi quelli che attendono di capire quale potrà essere il proprio futuro, pieno di incognite.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 Ottobre 2021
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