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A casa dall’asilo per quattro mesi per paura del covid. Da Saronno la testimonianza di Ilaria

Rispetto allo scorso anno il tasso di frequenza è passato dal 98,2% al 95,3%, un fenomeno che non può essere spiegato con il solo calo demografico. Tra i fattori che hanno determinato questo risultato c'è anche quello legato al covid, come ci ha raccontato Ilaria, mamma residente a Saronno

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Tra il 2020 e il 2021 sono più che raddoppiati, sia in termini assoluti che percentuali, i genitori che in provincia di Varese scelgono di non mandare i propri figli all’asilo.

Per l’anno scolastico appena cominciato sono 1.471 le iscrizioni in meno che registrate dalle scuole dell’infanzia del Varesotto rispetto all’anno precedente. Un fenomeno che – come si evidenzia dai dati pubblicati dall’Ufficio scolastico regionale – è soltanto parzialmente attribuibile al calo delle nascite, che ha determinato una riduzione di 864 iscritti, mentre per tutti gli altri (circa 600 bambini) l’assenza dagli asili statali o paritari della terra dei laghi, è frutto di una precisa scelta delle famiglie.

Tra i diversi motivi che hanno spinto alcuni genitori a tenere i figli a casa anziché mandarli all’asilo, c’è stato anche il fattore covidÈ quello che ad esempio è successo a Ilaria, mamma di due bambini di 4 e 6 anni, che lo scorso anno ha deciso di non mandare i propri figli all’asilo per qualche mese.

Più che raddoppiati nel 2021 i bambini che non vanno all’asilo

Una decisione dettata dal timore del covid, come spiega la donna, che con la sua famiglia risiede a Saronno: «I miei bimbi sono rimasti a casa con me da settembre 2020 a gennaio 2021. Con tutte le notizie che circolavano in televisione, avevo paura che potessero prendere il covid e dato che al tempo ero incinta di sette mesi, quindi un periodo in cui si è particolarmente fragili, con mio marito decidemmo di tenerli a casa».

«Avevamo poi qualche perplessità sulle nuove modalità organizzative dell’asilo – continua la saronnese -. Non mi riferisco alle regole sull’igienizzazione, il distanziamento e tutte le misure di sicurezza giustamente adottate, ma al fatto che queste avrebbero potuto togliere tempo alla cura dei bimbi, come all’inizio ci avevano comunicato dalla scuola, cosa che in realtà poi non è mai successa, come mi hanno confermato gli altri genitori e come ho verificato io stessa in seguito».

Con l’inizio del nuovo anno la decisione di rimandare i figli all’asilo: «A gennaio 2021 hanno ricominciato entrambi – conclude Ilaria -. Avevano fatto il vaccino antinfluenzale, quindi mi sentivo più tranquilla per il bambino che portavo in grembo, poi ero stata rassicurata dai racconti delle altre mamme e alcuni timori che tutta questa situazione assurda mi aveva creato, non li avevo più».

In provincia di Varese la perdita di iscrizioni ha coinvolto sia gli asili statali sia quelli paritari. Una decrescita che, come evidenziato, non si può spiegare con il solo tema del calo demografico (secondo i dati Demo-Istat il Varesotto ha avuto il suo apice nel 2010 con 8.643 nuovi nati, per poi iniziare la discesa a partire dal 2011 e arrivare ai 6.265 nati del 2020). A questo infatti si devono aggiungere sia la necessità di attuare politiche di conciliazione dei tempi scuola-lavoro per i genitori e l’attuazione di adeguati sostegni economici per le famiglie, sia la crescente fortuna degli asili nel bosco, o delle scuole di metodo alternative, che non si configurano come scuole vere e proprie ai fini delle rilevazioni.

Infine gli effetti tutti nuovi della pandemia, come ci aveva confermato Maria Chiara Moneta, presidente provinciale di Fism cui fanno riferimento circa 160 materne: «La sensazione è che ci siano molte famiglie spaventate dal Covid, sia perché ci sono particolari fragilità in casa o perché per i bambini così piccoli non è possibile l’uso di mascherina. Altri sono scoraggiati dal rischio che le classi rimangano chiuse per settimane per quarantena».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 Ottobre 2021
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