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Ceriano Laghetto: Consiglio comunale aperto sulla Gianetti Ruote: “Si rischia effetto domino su altre aziende”

Si è tenuto giovedì 29 luglio davanti allo stabilimento della Gianetti Ruote il Consiglio comunale aperto di Ceriano Laghetto per discutere della crisi occupazionale dell'azienda. I sindacati: "La politica deve tornare a mettere al centro i lavoratori e le imprese"

Ceriano Laghetto: Consiglio comunale aperto sulla Gianetti Ruote: "Si rischia effetto domino su altre aziende"

La necessità di cambiare le regole per multinazionali e fondi stranieri che acquisiscono imprese italiane e l’unione di istituzioni, sindacati e lavoratori per scongiurare la chiusura della Gianetti Ruote, un’azienda che a Ceriano Laghetto ha una storia di 114 anni.

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Sono questi i due principali aspetti emersi durante il Consiglio comunale aperto di Ceriano Laghetto, tenutosi giovedì 29 luglio davanti ai cancelli della Gianetti Ruote, con la presenza dell’amministrazione comunale, dei lavoratori, dei rappresentanti sindacali, del presidente della Provincia di Monza e Brianza Luca Santambrogio, dei consiglieri regionali Andrea Monti, Pietro Luigi Ponti e Alessandro Corbetta, dei sindaci di Solaro, Lazzate, Cogliate, Cesano Maderno, Desio, Varedo e Lissone e della vicesindaca di Saronno Laura Succi.

L’azienda, che produce cerchi per auto e camion e rifornisce anche Mercedes, Volvo e Harley Davidson, dal 2018 è di proprietà del fondo tedesco Quantum Capital Partner.

Lo scorso 3 luglio, senza segnali che facessero prevedere il peggio, il fondo di Monaco di Baviera ha annunciato il licenziamento dei 152 lavoratori con un’email inviata alla fine del turno di straordinario e una seguente comunicazione ufficiale sul sito dell’azienda.

Da allora è in corso davanti alla fabbrica un presidio di lavoratori per evitare che la proprietà porti via i macchinari e quanto prodotto negli ultimi giorni di lavoro dagli operai. Ad oggi dal tavolo di lavoro aperto con le istituzioni non emergono notizie positive: nel primo incontro con il Ministero dello Sviluppo economico, tenutosi lo scorso 22 luglio, l’amministratore delegato serbo tedesco Goran Mihajlovic ha ribadito la volontà di chiudere gli stabilimenti di Ceriano Laghetto e Carpenedolo.

«Ceriano Laghetto è un paese piccolo di 6500 abitanti, ma da sempre ha una storia industriale importantissima che vogliamo tutelare con tutte le nostre forze» ha commentato il sindaco di Ceriano Laghetto Roberto Crippa.

«Abbiamo ritenuto che non dovessero essere gli operai a venire in Consiglio comunale, ma noi a sostenere la lotta del presidio dei lavoratori – spiega Dante Cattaneo, vicesindaco del paese -. È chiaro che non è il Consiglio comunale che può risolvere la situazione, l’importante però è la consapevolezza di aver messo in campo la squadra migliore: tutte le istituzioni unite, da quelle locali, provinciali, regionali e nazionali, al di là di qualsiasi colore politico, con i sindacati e i lavoratori che remano dalla stessa parte per evitare che questa azienda chiuda».

«Il problema è l’atteggiamento inusuale della proprietà, non solo per la procedura di licenziamento utilizzata, ma anche per la chiusura a qualsiasi proposta di cessione dell’impianto – ha commentato Andrea Monti, consigliere regionale -. L’obiettivo è quello di continuare la produzione in questo luogo, per dare continuità alle 152 persone che qui hanno una certezza dal punto di vista economico e dare un futuro ad un’area industriale importante».

«Il problema è che se viene accettata la linea che potrebbe passare qui, che è completamente al di fuori delle regole sindacali, andiamo a finire in un vicolo cieco per tutta l’industria italiana – ha dichiarato Luca Santambrogio, presidente della Provincia di Monza e Brianza -. Ci avevate chiesto di tenere alta l’attenzione su di voi ed è quello che stiamo cercando di fare con il coinvolgimento immediato del Mise».

«Si rischia un effetto domino – spiega il sindacalista Stefano Bucchioni della Fiom Cgil di Monza e Brianza -. La politica deve tornare a parlare di lavoro, mettere al centro i lavoratori e non ragionare sulle leggi del mercato, perché questi sono i risultati. Serve un intervento nazionale che imponga a chi viene ad acquisire aziende sul nostro territorio di investire qui e non portare via il lavoro dopo qualche anno. Nei prossimi anni arriveranno moltissimi fondi europei, vorrei capire qual è la strategia industriale del nostro Paese a difesa del lavoro, quali sono le garanzie che stiamo attuando per assicurare che le imprese rimangano qui?».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 Luglio 2021
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