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Nuove pagelle, Miglino: “Un cambiamento repentino, ma positivo”

L'ex assessore alla Cultura e docente dell'ITCS Zappa di Saronno commenta la nuove pagelle senza voti delle primarie: "Un modo diverso per capire il proprio figlio, i progressi e le sue difficoltà"

Generica 2020

Mariassunta Miglino, ex assessore alla Cultura di Saronno e docente dell’istituto saronnese ITCS Zappa, commenta con una riflessione le nuove pagelle senza voti per la valutazione formativa dei bambini delle elementari, esprimendo un giudizio positivo su quelle che è una svolta epocale, nonostante il cambiamento repentino delle modalità di valutazione. 

LE NUOVE PAGELLE: una riflessione

Il tema della valutazione scolastica risale al Regio Decreto 4 maggio 1925, secondo cui “in sede di riunione per lo scrutinio finale presieduta dal preside, ciascun docente esprimeva per ogni alunno un giudizio sul rendimento scolastico e disciplinare, giudizio che il Preside traduceva in voto”.

Alla fine degli anni ’70, con la legge 517/1977, si accentuò la differenza tra ordini di scuole: mentre le superiori mantennero il voto in decimi, alle elementari e alle medie furono introdotti i giudizi (ottimo, distinto, buono, sufficiente…) e veniva cancellata, dopo 50 anni di vita, la vecchia pagella con i voti.

A far tornare il voto in decimi nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado fu l’allora ministro all’Istruzione Maria Stella Gelmini nel 2008.

Il mutamento fu accolto come un alleggerimento delle procedure negli scrutini intermedi e finali ed anche per i genitori l’evento fu un segno di maggior chiarezza per comunicare il rendimento scolastico.

Da quella data più nessuno ha osato affrontare la questione. Nemmeno la cosiddetta “Buona scuola”, che con il decreto legislativo 62/2017 ha confermato l’uso dei numeri.

Il Decreto Legge 8 aprile 2020, ha previsto che, da quest’anno scolastico, la valutazione periodica e finale degli apprendimenti delle alunne e degli alunni delle classi della scuola primaria sia espressa attraverso un giudizio descrittivo, riportato nel Documento di Valutazione e riferito a differenti livelli di apprendimento

Diventata legge a inizio dicembre, la nuova valutazione è diventata operativa con le pagelle del primo quadrimestre che sì é appena concluso e che sono state consegnate ai bambini, o meglio, al registro elettronico, in questi giorni. 4 differenti livelli di apprendimento: Avanzato, Intermedio, Base, In via di prima acquisizione.

Per tutte le alunne e tutti gli alunni di scuola primaria la valutazione periodica e finale, con giudizio, viene integrata con la descrizione dei processi formativi (in termini di progressi nello sviluppo culturale, personale e sociale) e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti conseguito.

Pur non insegnando nella scuola primaria, mi sento di esprimere un giudizio favorevole a tale cambio di passo, pur tenendo conto della modalità troppo repentina del cambiamento e del poco tempo offerto agli insegnanti per far proprie le linee guida .

Sarà di sicuro frastornante e impegnativo accogliere una novità così importante anche per i genitori, abituati a leggere numeri scanditi e scarni accanto alla disciplina.

Ma in un tempo così difficile e con cambiamenti così radicali sono proprio le parole più appropriate, le descrizioni più accurate e più vicine al bambino e ai suoi progressi o alle sue difficoltà da affrontare e superare, da considerarsi più utili e pregnanti.

Certo un “otto” soddisfa, mette al riparo da ogni difficoltà, il “nove” e il “ dieci “ sono piena gratificazione e esaltazione delle capacità. Sono numeri che in sé dicono già tutto ma non raccontano di più.

Viceversa, voti più bassi aprono voragini, insinuano dubbi, mortificano l’autostima innescano situazioni di difficoltà e di relazione familiare.

Il cambio di passo è proprio qui: in questo diverso modo offerto per capire il proprio figlio, i progressi e le eventuali difficoltà che potrebbero essere bene espressi e compresi dai diversi livelli di apprendimento all’interno della stessa disciplina.

La nuova prospettiva per i genitori sarà così sempre più nella direzione che sarà nel porre domande diverse al proprio figlio :”Cosa hai imparato oggi?”, “Quali difficoltà hai incontrato ?”, “Ti senti più sicuro?,

“Cosa ti è piaciuto, perché?”… e NON “Che voto hai preso al compito di matematica?”

Allo stesso modo il bambino non sentirà di valere meno solo perché il “suo voto” é più basso. Perché, purtroppo, il voto, pur essendo la valutazione di una singola prestazione, è stata spesso inteso come un voto rivolto alla persona, minandone e segnandone la propria autostima.

Mariassunta Miglino

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 Febbraio 2021
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