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Sanità per i lavoratori UE, la Lombardia avanza o è ferma? Lega dice «passo avanti», il Pd risponde «nulla è cambiato»

Un'interrogazione presentata dal consigliere della Lega Monti fa emergere un quadro ancora incerto sullo status dei lavoratori ed ex del JRC

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Il tema dell’accesso al Servizio Sanitario Regionale per i lavoratori ed ex lavoratori delle istituzioni europee residenti in Lombardia resta una priorità istituzionale. Lo conferma la risposta fornita oggi in Consiglio regionale all’interrogazione presentata dal consigliere Emanuele Monti (Lega), che aveva formalmente sollevato la questione raccogliendo le preoccupazioni di migliaia di dipendenti della Commissione europea e delle agenzie dell’Unione presenti sul territorio, con particolare riferimento al Joint Research Centre di Ispra — uno dei principali poli europei di ricerca — e ai numerosi pensionati che hanno scelto di restare in Lombardia dopo aver concluso il servizio presso le istituzioni comunitarie.

L’interrogazione chiedeva chiarezza sull’iscrizione al Servizio Sanitario Regionale di questa categoria di residenti, alla luce dell’evoluzione normativa e dei recenti orientamenti giurisprudenziali che hanno riconosciuto, in presenza di specifici presupposti, il diritto all’iscrizione al sistema sanitario nazionale.

Dalla risposta della Giunta emerge che la questione è oggi oggetto di un confronto istituzionale tra il Ministero della Salute e la Commissione europea, con l’obiettivo di definire un quadro uniforme su scala nazionale.

La Lombardia ha inoltre evidenziato come la giurisprudenza amministrativa più recente si sia espressa in senso favorevole alla possibilità di iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale per i residenti appartenenti a questa categoria. Particolarmente rilevante è l’impegno ribadito dalla Regione a proseguire il confronto nelle sedi istituzionali competenti, sollecitando una rapida definizione della questione per garantire certezza applicativa e uniformità di trattamento.

«Questa risposta rappresenta un importante passo avanti – dichiara Monti- perché conferma che il tema è all’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali e che Regione Lombardia continuerà a essere protagonista nella ricerca di una soluzione definitiva. Parliamo di migliaia di lavoratori ed ex lavoratori delle istituzioni europee che vivono stabilmente sul nostro territorio, contribuiscono alle nostre comunità e hanno diritto a regole certe. Continueremo a seguire la vicenda fino al raggiungimento di un quadro normativo chiaro e condiviso.»

Tutt’altra la lettura del consigliere regionale del Pd Samuele Astuti, che bolla la risposta dell’assessore al Welfare come la conferma di un’impasse irrisolta. «Regione Lombardia è ancora in alto mare –  afferma Astuti – in assenza di indicazioni nazionali non si può intervenire in alcun modo. Non c’è stato nessun passo avanti e ad oggi per i cittadini interessati non cambia proprio nulla: nessuna iniziativa concreta. La verità è che ancora una volta la Lega cerca di intestarsi una battaglia, ma poi la giunta che governa da oltre trent’anni non è in grado di offrire soluzioni.»

Il consigliere Dem porta a confronto il caso toscano, dove in seguito a un pronunciamento del TAR è stato riconosciuto il diritto all’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale per i lavoratori delle istituzioni europee, nel rispetto dei principi di universalità e uguaglianza sanciti dalla Costituzione. «Regione Lombardia dovrebbe assumersi fino in fondo le proprie responsabilità – insiste Astuti – Non basta dire di aver sollecitato il Ministero o attendere un accordo nazionale. Quando ci si trova di fronte a una situazione che rischia di discriminare lavoratori che vivono stabilmente sul nostro territorio, serve il coraggio di agire. La giunta lombarda continua invece a nascondersi dietro l’alibi delle competenze statali: una contraddizione evidente per chi ogni giorno rivendica maggiore autonomia e più poteri per le Regioni.»

L’obiettivo dichiarato da entrambe le parti resta quello di arrivare a una soluzione che garantisca continuità assistenziale e parità di trattamento per tutti i cittadini interessati, in un dossier che riguarda non solo il JRC di Ispra ma più in generale l’intera platea di dipendenti e pensionati delle istituzioni comunitarie presenti in Italia. Su tempi e modalità, però, la distanza politica rimane ampia.

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Pubblicato il 09 Giugno 2026
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